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20 agosto 2013

“Poker nordamericano per il Milano”

Usciamo da un silenzio che sappiamo essere stato lungo, ma anche motivato.
Ci troviamo in un contesto generale di nota complessità per quanto riguarda la costruzione di un budget adeguato, complessità aggravata dalla recente riorganizzazione di un campionato che, repentinamente mutato nella sua natura e nei suoi attori, ha inevitabilmente portato come conseguenza la necessità della ridiscussione di accordi già presi in più direzioni prima che cambiassero le carte in tavola. A questo si aggiungano molte risposte da parte di possibili fonti di sostegno che tardano ad arrivare o che richiedono a loro volta garanzie secondo un circolo vizioso di complessa soluzione.
Ne risulta un costante livello di incertezza nella valutazione delle ipotesi di budget, tale da rendere sì necessario il muoversi in ottica di mercato, ma anche il tenere quasi tutte le piste in sospeso in attesa di avere maggiori certezze. Non vogliamo che il passo
sia più lungo della gamba, perché l’esperienza insegna a chiunque che poi, in questi casi, la si paga cara.
Oggi, pur essendo noi tuttora in attesa di definire alcune situazioni – anche di rilevanza primaria –  che andranno a disegnare meglio il budget, abbiamo finalmente certezze in più, che ci hanno permesso di chiudere positivamente alcune trattative già in atto.
Possiamo quindi offrire a tutti i tifosi l’identikit della squadra che sarà, della squadra che vogliamo. Piuttosto giovane, molto affamata, aggressiva, con la voglia – anzi l’obbligo – di metterci la faccia. Attenzione, perché non stiamo solo facendo di necessità virtù: per quanto “d’assalto”, queste non sono caratteristiche dettate solo dalla faticosa fase che stiamo vivendo nella costruzione del budget. Si tratta di una strategia voluta perché riteniamo indispensabile ripartire dalle basi; vogliamo evocare nuovamente a Milano e sul Milano il nostro tradizionale spirito guerriero, quello che vediamo sempre sugli spalti. Intanto noi, come società, lavoreremo per una crescita pluridimensionale: vogliamo allargarci come risorse, come persone, come dialogo con tutte le istituzioni da cui ci aspettiamo risposte in linea con le opportunità – compresa la KHL – ancora ben vive e aperte. Vogliamo che il prossimo sia un anno-base per il futuro. Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche per avere un futuro da Milano.

Cominciando dal ghiaccio, cominciando oggi. Certo, ci saranno presto altre comunicazioni, e comunque il nostro lavoro alla costruzione del Milano non si fermerà mai, proponendo anche tutti gli aggiustamenti in corso d’opera che si renderanno necessari. Oggi però – potendolo finalmente fare – mettiamo fine al silenzio: ecco il primo poker di uomini nuovi a cui sarà consegnata la maglia rossoblu affinché la onorino in maniera adeguata.

– Paul Dainton, il goalie:
canadese di Halifax, classe 1986, stecca sinistra, 181 cm. X 84 kg., vive un’elaborata carriera nelle junior leagues prima di approdare, nel 2006,  in NCAA – lega universitaria – con la maglia della University of Massachussets.
Sostanzialmente, prende il posto di Johnatan Quick (che ha terminato il ciclo di studi) come main goalie dei Minutemen. Non è un gran momento per la squadra, che ha un roster di qualità media, ma ciò offre a Paul la possibilità di distinguersi e mettersi in mostra. Dainton è un maestro nel reggere la pressione, la situazione lo stimola e i risultati sono ottimi. Chiude il quadriennio da capitano, con una media di 2,78 gol a partita e un 90,8% di parate. Guadagna un ‘amateur tryout contract’ con gli Springfield Falcons in AHL, che ricambia con una buona stagione tanto da meritarsi un contratto come free agent nel 2012, entrando così nel sistema dei Columbus Blue Jackets. Altra buona stagione, in cui ottiene addirittura un tryout col team NHL e l’opportunità di giocare un’amichevole in maglia Blue Jackets contro Winnipeg.
Purtroppo è anche l’anno del lockout, molti portieri NHL scalano in AHL e Paul si ritrova a fare il classico up and down tra AHL e ECHL (Reading e Evansville). È la tipica situazione che spinge i giocatori ‘affamati’ a cercare nuove strade in Europa: Dainton sbarca a Milano. Gran carattere costruito in anni di carriera vissuti sempre sotto pressione, stile aggressivo, Paul Dainton è un goalie dentro.

– Jamie Fritsch, lo stay-at-home:
statunitense del Maryland, classe ’85, stecca sinistra, 189 cm. X 88 kg., è un difensore disciplinato, solido e ordinato. Cresce nel team dell’università dello New Hampshire (NCAA), realizzando nel quadriennio di studi 39 punti (11+28) e accumulando 171 PIM in 146 gare. Il suo contatto con l’hockey pro, nell’Aprile 2009, è però piuttosto anomalo: i Philadelphia Flyers devono giocare l’ultima di regular season contro i Rangers, si trovano col roster corto e ingaggiano Fritsch con un ‘amateur tryout contract’ che offre al nostro la possibilità di giocare una partita NHL. Vissuta questa esperienza, Jamie firma un contratto coi Gwinnett Gladiators in ECHL e scende in pista in un paio di gare anche in AHL nell’ambito di un tryout coi Norfolk Admirals. Passa ai Las Vegas Wranglers con cui rimane tre anni giocando anche una trentina di partite in AHL con gli Houston Aeros. Complessivamente gioca in ECHL 207 partite, con 34 punti e 227 PIM, a cui aggiungere 32 presenze in AHL. Classico terzino stay-at-home di buona solidità, è un ottimo pattinatore ed un uomo d’ordine di quelli che sbagliano molto raramente.

- Brad Schell, il playmaker. Viene dal Saskatchewan, Canada, è un centro di stecca sinistra, classe 1984, 182 cm x 86 kg. , draftato nel 2002 dagli Atlanta Thrashers al sesto giro (n. 167 assoluto).
Costruttore più che finalizzatore, dotato di elevate doti tecniche, cresce in WHL, negli Spokane Chiefs, in cui passa un buon quinquennio prima di entrare nel sistema di Atlanta, con cui firma un triennale nel 2004. Brad vive il consueto “up and down” tra AHL ed ECHL. Nei Gwinnett Gladiators (ECHL) è un trascinatore assoluto, nel 2007 è MVP e miglior realizzatore di lega oltre che capitano del ‘First All Star Team’. Diventa una sorta di bandiera della squadra, tanto che quando alla scadenza del contratto con Atlanta un infortunio gli nega l’opportunità guadagnata sul ghiaccio di entrare in AHL attraverso il camp dei Providence Bruins, Brad torna dai Gladiators firmando un contratto direttamente con loro e vestendo la loro maglia per altre tre stagioni, portando così il suo totale ECHL a  293 partite in sei stagioni, con 83 gol segnati,  268 assists serviti e 201 PIM accumulati.
Nel 2010 Brad decide di risolvere una volta per tutte i problemi fisici che lo avevano fermato a Providence, e resta a riposo per l’intera stagione 2010/11. Riprenderà cercando nuove strade in Europa. Va al Dornbirner, in Nationalliga (seconda lega austriaca), dove risulta un giocatore chiave e mette a referto 50 punti (18+32) in 27 partite, guadagnandosi a stagione in corso una parentesi a Graz, in EBEL. A fine anno Brad vola in Norvegia, a Lillehammer, dove realizza 70 punti (18+52) in 50 partite , con 52 PIM.
Giocatore d’esperienza, da sempre dotato di capacità di leadership sia tattica che caratteriale, sarà una figura importante nella nascita e nella crescita di una squadra giovane come il nuovo Milano.

– Adam Estoclet, l’eclettico: americano del Minnesota, nasce nel 1989. È un centro anche se può giocare all’ala, è di stecca destra, misura 188 cm. X 82 kg. Cresce studiando e giocando a hockey in NCAA, al Dartmouth College. Un ottimo quadriennio con 103 punti (39+64) in 127 partite, in particolare una grande ultima stagione che chiude (siamo nel 2011) al secondo posto tra i realizzatori della sua squadra con 29 punti (16+13) in 34 gare. Guadagna subito una coda di stagione in AHL coi Providence Bruins e poi un contratto – sempre in AHL – coi Grand Rapids Griffins per l’anno successivo. Comincia bene la stagione, anche se è soggetto all’immancabile up and down con la ECHL (Toledo Walleye), poi, a stagione in corso, passa agli Abbotsford Heat (sempre AHL). L’anno scorso ancora su e giù tra gli Heat e gli Utah Grizzlies (ECHL), poi la scelta di varcare l’Atlantico, chiudendo per ora la sua carriera nordamericana con 74 presenze in ECHL (16+47 punti, 30 PIM) e 64 in AHL (6+16 punti, 27 PIM). Giocatore completo e tecnico, ottimo pattinaggio, ottime mani, ottimo tiro, Estoclet è stato spesso utilizzato anche in blocchi di contenimento ed in penalty killing: una figura eclettica e potenzialmente preziosissima.